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Full text of "Anniversario delle cinque giornate di Milano / per Alberto Mario."

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AMIVERSARIO 



BELLE 



CINQUE GIORNATE 

DI MILANO 

PER ALBERTO MARIO 



(Estr dal Giornale La Nuova Europa) 

Gioverà richiamare l'attenzione del po- 
polò alla più gloriosa pagina della sua Vi- 
ta Nuova le — cinque giornate di Mi- 
lano — poiché ne ricorre T Anniversario. 

Esso vedrà che fragile cosa sieno i 
battaglioni agguerriti e le artiglierie quan- 
di egli sorga in nome della libertà, per 
conquistarla se impedita, per proteggerla 
se minacciata ; si persuaderà essere per 
lui un atto solo — volere, fare e- riuscire: 
e conoscerà in pari tempo che i moderati, 
cavouriani oggi, gioiertiani e azegliani al- 
lora , furono sempre impedimento al vo- 
lere, al fare, al riuscire; furono il bastone 



— 2 — 
cacciato fra i raggi delle ruote della ri- 
voluzione. (*) 

18 48 

Radetzki ha in Milano 24 battaglioni da H40 
uomini ciascuno, 60 cannoni da canapo e sei squa- 
droni di cavalleria, oltre i cannoni del Castello e 
altre armi, sviluppati in 52 Stabilimenti e Caser- 
me la cui base è il Castello. 

Nel Marzo V agitazione popolare ferveva da 
varj giorni. 

La sera del 47, C. Cattaneo, già minacciato (^? 
deportazione il 18 gennaio (1), dopo aver ricevuto 
convegno pel di seguente, nella notte stessa seri- 
ve il primo articolo d'un Giornale dì cui Tultime 
parole sono : Consigli, concordia, mani armate — 

(*) Le citazioni dei documenti sono virgolate. 

(1) Il Viceré al Governatore Spaur: Milano 22 
gennaio. 

Essendo il Marchese Rosales, Stampa, Soncino e 
Battaglia, giusta verbale comunicazione d' oggi del si- 
gnor direttore generale di polizia, già deportati per 
Lubiana, deve il direttore generale di polizia farci co- 
noscere i rimanenti individui ch'egli, in causa del loro 
contegno per li atti di polizia conosciuto pericoloso, 
creda adatti alla deportazione, giudicando io però che 
questa, in quanto a Carlo Cattaneo, non ancora sarebbe 
da operarsi (noch nichtj. 



_ 3 — 

// paese dev'essere del paese ; e, fatto giorno, lo 
porta alla stamperia BeruardoDi. 

All'annunzio della fuga di Metternich quell'agi- 
tazione comincia a prorompere in insurrezione. 

18 Marzo 1.^ giornata. 

Casati Podestà che 

« al cospetto del popolo incarna la Rivoluzione, 
« è l'attimo al quale viene annunciato quanto deve 
« avvenire. Alle otto di questa stessa mattina , 
« uno dei nostri Jo informa ofììcialmente, e quasi 
« gl'ifapone di recarsi al Brolettql^). Egli scon- 
« giura si sospenda, si risparmi il sangue ;il Pie- * 
« monte entro dae settimane farebbe la guerra 
<( all'Austria : promessa a lui fatta dallo stesso 
« re {?}. 

Casati impaurito non Vja al Broletto a iniziare 
la rivoluzione, dichiarando decaduto il Governo; 
va al Palazzo di Governo a implorare concessioni, 
e lo segue la moltitudine. 

« Colà giunto il Casati incontra O'Donnell (2); si *^ 
guatano atterriti. 

« O'Donnell gli dice: « Ah! signor conte! » 
Casati risponde con un sospiro. 

Ore 12 1(4. Un granatiere che fece fuoco è ^ 
steso morto, e la folla irrompendo nell' atrio di- 

(1) Palazzo Municipale. 

(2) Vice-presidente. 



_ 4 — 

sarma la guardia, invade il palazzo. Si ergono le 
prime barricate intorno a Monforte. Il popolo detta 
patti a O'Donnell che li sottoscrive, poi lo trae 
prigione al Broletto e seco lui quasi prigione Ca- 
sati, acclamandolo ; il quale livido ed esterrefatto 
studia la fuga. A mezza via una pattuglia fa fuo- 
co sulla folla. O'Donnell e Casati si rifugiano nella 
vicina casa Vidiserti, che diventa quartier gene- 
rale dei cittadini. 

La città è invasa di pattuglie. Suonano le^ 
campane a stormo. 

Ore 1-3. Scaramucce parziali di cittadini e 
popolani con sassi, o qualche arnie da caccia, con- 
tro corpi staccati di gendarmi, granatieri e ussari 
a Piazza Mercanti, in Cordusio , verso il Campo 
Santo, Piazza del Duomo alF angolo della Croce 
Rossa. A un'ora e mezza, i Tirolesi per T Ar- 
civescovado e la via sotterranea penetrano in Duo- 
mo e cominciano il fuoco dall'alto della Cattedrale^ 

In contrada S. Maria Secreta un generale u- 
scito dal Castello a capo dei granatieri viene ac- 
colto a colpi di tegole. 

« La lotta dura molto ; il generale è colto 
« da un vaso di terra sulla testa^ si che devono 
« unirsi quattro soldati e portarlo alla Piazza Mer- 
« cantf. Non si sa, fra i soldati, se vi siano feriti,. 
« ma chi perde il fucile, chi il berretto. 



~ 5 — 

lavasa la bottega dell' armajuolo Sassi il po- 
polo porta queir armi al Broletto : mentre il Mu- 
nicipio sta consultaodo per rispondere a una let- 
tera di Radetzky , i) palazzo è investito e assa- 
lito a furia dagli Austriaci. Oltre duemila gli as- 
sa'itori coD due cannoni. Soli 50 fucili ha il po- 
polo e qualche vecchia alabarda. La campana del 
Palazzo suona a stormo.. 

« È impossibile al popolo, per quella via an- 
« gusta, affollata di nemici, avvicinarsi al luogo 
« del combattimento. Le munizioni mancano : ci 
« aiutiamo colle tegole. A caso quivi trovasi il 
« generale Teodoro Lecchi ; propone una capito- 
« lazione. Nessuno accetta. La resistenza torna 
« inutile; ma la capitolazione pare troppa vergo- 
le gna ; prevale l'opinione dei più, quella di restare 
(( immobili. Un maggiore dei croati Ottochan di- 
ce chiara tutti prigionieri di guerra: non è a dirsi 
« la sua meraviglia, allorché vede cogli occhi suoi 
« tutte le armi trovate non oltrepassare il nu- 
« mero di quaranta fucili. 

Il combattimento durò due ore. 

1 prigionieri fra cui i Municipali e il R. Dele- 
gato Bellati tra due fitte siepi di soldatesca sono 
tratti in Castello e minacciati di forca, e il Bro- 
letto rimane in potere degli Austriaci. 



— 6 — 

Ore 5 1(2. Combattimento al risvolto della Con- 
trada S. Marcellino con granatieri e Artiglieria. 
Rispondono dalle finestre gli abitanti con vigo- 
roso fuoco di fucilate. Nella notte si ritirano i sol- 
dati aprendo la via a Radetzky di riparare in 
Castello. 

« Diversi feriti e morti vengono portati nel 
« Castello con barelle e lettighe. La fucilata con- 
ce tinua fino alle 8 fra i cittadini e i picchetti di 
« fanteria, postati. Verso le diecij cessa totalmente 
« lo sparo dei fucili, non altro sentendosi che le 
(( campane suonare a stormo. . 

ce A S. Martino vi sono circa 15 fucili in mano 
« dei cittadini, che mirabilmente prodi, fanno re- 
« trocedere le truppe accorrenti ad impadronirsi 
« della Corsia, e ritirare la guardia dal Palazzo 
^ Criminale. » 

Intanto il conte Arese se ne va da Milano a Torino. 

Appena con quattrocento fucili, da caccia 1* 
pili parte, armato il popolo in questo primo gior- 
no, senz'ordini, senza consiglio, senza capi, senza 
coscienza di sé, scende a troppo disuguale com- 
battimento cogli Austriaci: eppure vale a scon- 
certarne gli animi e ad aprirsi la via della vitto- 
ria. Nella notte la città vedesi in gran parte irta 
di barricate. 



_ 7 — 

Per consiglio di Cattaneo il quartier generale 
dei Cittadini da Casa Vidiserti ove ignorasi il 
fatto del Broletto viene trasferito in Casa Taverna 
più munito luogo. Air alba è dato il tocco elle 
campane e il grido all'armi. 

19 Marzo 2.^ Giornata. 

Rivaira generale dei gendarmi manda ad of- 
ferire a Casati Podestà ì suoi 250 gendarmi ita- 
liani. Casati scrive a Belati Delegato la lettera 
seguente : 

a Sig. Delegato ! 

« 19 marzo, 7 e mezzo antim. 

(c II Generale Rivaira disse ai signori dottori 

« Perini e Viglezzi che esso tiene la gendarme- 

(( ria a disposizione- del Municipio e di Lei, in- 

« caricato della polizia in conseguenza del de- 

a creto del vice-presidente. Questo è forse il mi- 

(( glior me-i^zo termine per venire a tranquillare 

a la città, permettendo che si uniscano ai gen- 

(( darntiì alcuni cittadini per aumentare il numero 

« della guardia, in modo che questi cittadini siano 

<f dai medesimi guido^ti. Sono persuaso dm il 

« sig. Torresani non vorrà fare opposi!zione a 

(( questo divisamente^ che potrebbe condurre ad 



— 8 — 

« una solu:zione pacifica. Io non posso muovermi 

« dal luogo ove sono ; la prego a prendere a petto 

« la cosa, e portarsi da Torresani per convenir 

« re su questo punto, onde non nasca un'oppo- 

« siziooe che guasti tutto, ecc. 

« Suo aff. servo, 
a Gabrio Casati. » 

La^ lettera viene lacerata sdegnosamente dagli 
altri presenti. Dopo lunga discussione, Casati è 
costretto a scriverne una seconda con tutt' altri 
sensi. Ma troppo tardi. L' ajuto prezioso di quei 
gendarmi è perduto. ^ 

« Nella strategia del secondo giornale truppe, 
« non potendo, né osando più vagire fra le bar- 
« ricate intercettano stabilmente le vie, presidian» 
« do 52 edificj. Cingono inoltre per 12 chilometri 
« i bastioni. » 

Gli Austriaci impediscono a migliaja di con- 
tadini, accorsi ih ajuto del popolo, T accesso in 
^ittà. 

11 popolo penetrato nell'armeria di Ambrogio 
Uboldo con consenso di lui si arma di brandistoc- 
chi, di spadoni, di lance, di spade del medio-evo, 
di kangiar, di archibugi, di pistole: entrate nel 
teatro della Canobbiana si munisce di schioppi 
vecchi e di spade ad uso della scena 



- 9 — 

« che nelle mani delli ardenti cittadini diventano 
« brandi d'eroi. » 

Si erigono nuove barricate con carrozze di 
Corte, con scranne da teatri), con attrezzi che servi- 
rono per le faste deir incoronazione delF Impera- 
tore Ferdinando, con le diligenze, con balle di li- 
bri bollettarj, con pianforti , con immensi rotoli 
di fascine, con cassoni ripieni di ciottoli ecc. 

Lì archibugi sono 600 in tutta la città. 

(( Due giovani a S. Damiano (Ponte di Mon- 
« forte) tengono indietro per tutto un giorno un'in- 
(( tiero corpo di truppe. Uomini e fanciulli inermi 
« affrontano ridendo, e celiando , li archibugi e 
« la mitraglia, e con fischi ed urla di scherno 
(( accompagnano il rimbombar del cannone, » 

I finanzieri si uniscono ai cittadini. La lotta a 
poco a poco diviene generale. Innumerabilì le 
prove di valore e gli ardimenti individuali. Il dro- 
ghiere Puricelli sull'angolo de'Bossi, senz'armi, sì 
munisce di acqua ragia e d'altri corrosivi, apre 
la finestra e sfida i soldati ad innoltrarsi, i quali 
non osano. Ferito in una mano da un colpo di 
facile, non desiste dal cor flitto, sinché quei sol- 
dati si rintanano. Più Laidi a Porta Tosa ei si 
copre di gloria, 



— 10 — 

La lotta ferve intorno al Palazzo del Viceré. 

In Piazza dei Mercanti è preso un cannone, 
uccìsi tre cannooieri. Quattro granatieri ungaresi 
cadono per mano d^un signore vestito in velluto: 
quattro artiglieri per mano d^ un giovinetto, gar- 
zone di cucina. Valenzasca piemontese, sotto la 
moschetteria micidiale del Duomo traccia la bar- 
ricata air angolo dell'Albergo dell'Ancora, vi rac^ 
coglie un pugno di valorosi a fa meraviglie. 

« La fanteria e la cavalleria, per 700 barri- 

« cate che grandeggiano per ogni verso, è posta 

« fuori d'azione nell'interno della città. Il nemico 

« dà mano ai cannoni inutilmente ; ogni assalto 

« è respinto. Le barricate sono gremJte di popolo 

« e di fanciulli. Una p'alla di cannone porta via 

« di netto una gamba a un fanciullo di 12 anni; 

c( ed egli esclama: benedetti coloro che muojono 

« per ia patria. Tutta la giornata passa nèhpiù vivo 

« cannoneggiare alle porte, ai bastioni, al castello. » 

A Porta Nuova s' impegna il più accanito com- 
battimento e vi si segnala Augusto Anfossi, onde 
la bandiera tricolore si- vede sventolare sui Por- 
toni ; quivi pure si segnalano Luciano Manara , 
Enrico Dandolo, Luigi della Porta ed altri, morti 
per la Patria più tardi a Ronia per mano dei 
francesi. 



Inenarrabili io ogni parte le crudeltà Austrìache 
centro ineroii, e anche contro fanciulli e donne. 

La lotta è gagliardamente sostenuta a Porta 
CorBasina^ Vercellina e Romana, e le pattuglie dei 
cittadini si stendono sino a Po.rta Ludovica e a 
Porta Ticinese. 

Semita la necessità di raccogliere intorno a 
un disegno gli sforzi individuali dei cittadini, igno- 
randosi che ancor prima della lotta speculavasi 
dai maggiorenti un governo, in Gasa Taverna si 
costituisce un Comitato e si compone di Carlo 
Cattaneo, Giulio Terzaghi, Enrico Cernuschi, Gior- 
gio Clerici, e s'intitola Consiglio di guerra. 

Nella notte Casati riesce a sottrarsi 

« alla vigilanza degli armati che, credendolo ca- 

« pace d' una fuga , facevano sentinella al suo 

« onore. Cernuschi accompagnato dal figlio del 

« podestà medesimo, ne andò in traccia; e gli venne 

« fatto di scoprirlo rannicchiato nella soffitta d'una 

« casa vicina : ne usciva polveroso , coperto di 

« regnateli. Il figlio ne ebbe a versar lagrime. » 

Intanto il Partita Moderato in Piemonte per 
bocca del nuovo ministro Ricci 

« chiedeva in iscritto che Genova « lo coadiuvas- 
« se colla tranquillità più profonda »; quando a 



. —42 — 

a rompere il nuovo letargo costituzionale, giunse 

« alle otto del mattino, la nuova che la guerra era 

« cominciata. E a prima giunta Cesare Bilbo, ri- 

(( spose alle grida della gioventti, che voleva ar 

c( mi, chiudendole in faccia V arsenale. Parve 

« gran cosa a quei decrepiti adulatori delP Italia, 

« di prometterle tre campi d'ossarvazione a Chi- 

« vasso. Novi, e Gasale dietro la Sesia e il Po. » 

20 Marzo 3. ^ Giornata. 

Air alba, Gasati eccitato a formare un Governo 
Provvisorio risponde, non voler uscire dalla le- 
galità^ prega non essere avviluppato coi compro- 
messi: si ristringe ad aggiungersi collaboratori 
ai Municipio, considerando V improvvisa assenza 
delV autorità politica. 

Irritati i patriotti presenti dalle perplessità di 
questo Savio Moderato sì costituisce definitiva- 
mente il Consiglio di guerra con Catta^ieo, Ter • 
xaghi, Clerici, Cernuschi. 

(( Rimovendo ogni controversia di forme pò- 
« litiche e di confini principeschi, noi deliberam- 
« mo di parlare immantinenti a nome dell'Italia 
« e della libertà. In fronte a tutti li atti nostri fu 
« scritto: Italia libera. » 

Gli Austriaci precipitosamente si ritirano dal 



_ 43 — 

cuore della città. Il Palazzo di Corte è assaltato 
preso dal Popolo. lì generale Rath che lo occu- 
pava, e intorno a cui si raccolsero i Tirolesi scesi 
con molta velocità dal Duomo, fugge 

« a gran carriera per salvarsi dalle pietre e dalle 

« palle, che i cittadini , svegliati air improvviso 

a rumore, tempestano poi sulle truppe, e su quelli 

« che si ritirano dalla Corte. » 

La caserma dei Poliziotti a S. Bernardino 
viene con molto sangue di popolo espugnata. 

Gli ufficj di Polizia sono invasi. Torresani fugge 
travestito da gendarme. Il conte Bolza indicato da 
due spie di lui, è trovato sotjo uno strato di fieno 
pallido e tremante. 

« Cavatolo di là apparve la sua grottesca fi- 

(f gura: e fatte sulla sua persona le diligenti in- 

« quisizioni per vedere se avesse armi, onde non 

« potesse tradire né uccidersi, giacché lo si cre- 

c( deva un coraggioso, capace di bruciarsi le cer- 

« velia, gli si rinvennero invece le tasche colme 

« di pane e formaggio. L'ira dei più accaniti si 

« volse in riso. » 

Il popolo perdona a tutti e serba incontami- 
nala la più santa delle rivoluzioni. 



— 14 — 

Ore 10 ir Consiglio di guerra fa svolazzare 
palloni aereostaticì che spargono al di fuori pro- 
clami: « Noi gettiamo dalle raura questo foglio 
per chiamare tutte le città e tutti i comuni ad 
armarsi per accorrere dovunque la necessità della 
difesa impone » : 

« Proclama. Cittadini : i fratelli persistono nel- 
« r eroica loro risoluzione. V armistìizio offerto 
« dal nemico è stato rifiutato. Coraggio e per- 
((* severanza; la vittoria è immancabile. Viva Pio IX. 
« I cittadini si sono impadroniti di tutti li Sta- 
(c bilimenti pubblici e delle casse tutte. I detenuti 
« politici sono liberati. La città è animata dal più 
« vivo eroismo e va cacciando i nemici dalle porte. 
« Armatevi e venite a soccorrere i fratelli. » 

Ore 12. Si presenta un maggiore dei croati, 
OUochan parlamentario, e chiede qual sia la mente 
dei magistrati. Casati e i suoi colleghi Moderati 
Conte F. Borgia, generale Lecchi, Alessandro Porro, 
Enrico Guicciardi, Ar^selmo Guerrieri, conte Giu- 
seppe Durioì profiongono un armistiizio di giorni 
quindici. 

Interrogato il Consiglio di guerra, Cattaneo ri- 
sponde — impossibile staccare dalle barricate i 
cittadini: la consegna degli Austriaci nelle caser- 
me non offrire veruna sicurtà : un armistizio cir- 



-^^ 45 — 

coscritto alla città lasciar libere le truppe d' ester- 
minare le popolazioni insorte: dovere il combat- 
timento cessar dovunque^ o dovunque proseguirsi: 
dovere il maresciallo allontanare dall' Italia ì sol- 
dati stranieri, lasciandovi gV Italiani a tutela del- 
r ordine, sinché nuove disposizioni arrivino da 
Vienna. — Come ? risponde il maggiore sde- 
gnosamente; un maresciallo ritirarn innanzi a 
cittadini? ^ 

A cui il Cattaneo: i ministri che diedero fa 
colta di mitragliare e bombardare sono caduti; i 
loro ordini non hanno più vigore ; fino a che i 
loro successori non abbian parlato. Si valga di 
ciò il maresciallo, prima che il éuono d'allarme 
giunga di campana in campana sino ai passi delle 
Alpi. — Malgrado Casati e la Compagnia Mode- 
rata prevale il Consiglio di guerra. 

^ Dopo un quarto d'ora il Casati fa rientrare 
« il parlaaieotario e gli dice : « Signore, non ab- 
(( Marno potuto metterci d' accordo: Vogliate dun- 
(( quo rappresentare a S. E. da una parte i sen- 
(( tirnenti della' municipaMà, e dall^ altra quelli 
a dei combattenti, efflochè possa prendere in con- 
ce seguenza le sue risoluzioni. *, 

Ore 1 pom. Il Municipio assume tutti i po- 
teri. 



— f6 — 

« Proclama. Le terribili circostanze di fatto 
« per le quali la nostra città è abbandonata dalle 
« diverse autorità, fanno sì che la Congregazione 
« Municipale debba assumere in via interinale 
(( la direzione d\ ogni potere^ allo scopo della 
<f pubblica sicurezza. Egli è perciò che sì fa un 
« dovere di far noto ai cittadini che fino a nuovo 
« avviso essa concentrerà momentaneamente le 
« diverse attribuzioni, onde condurre le cose al 
« fine desiderato dell'ordine e della tranquillità. 

« — Casati, Borromeo ec. » 

Il tricolore sventola dalla più alta punta del 
Duomo. 

Al Comando Militare, a S. Simone, al Ponte 
Vetro, al Genio, i soldati smarriti fanno simulate 
offerte di pace: nella confusione della fuga molti 
soldati e assai ufficiali son fatti o si danno pri* 
gioni. L' insurrezione scoppia nei paesi circostanti: 
onde di popolo armato irrompono verso i bastioni 
dal di fuori e dal di dentro: le ferrovie vi appor- 
tano intere squadre dì patriotti. 

Cominciano gli strazj e le fucllazìoDi di molti 
fra i prigionieri in Castello. 

21 Marzo. 4. a Giornata. 

Radetzky propone un secondo armistizio per 
tre giorni. Durini opina V armistizio più favorevole 



— 47 — 

agridsortl che al oemico. Cattaneo risponde non 
doversi dar tempo al nemico di ritorcere tutte le 
forze sulla campagna, né rallentare il vittorioso 
impeto dei cittadini. Borromeo vota per l'armisti- 
zio per difetto di munizioni, e per le sole 24 ore 
di viveri. A cui Cattaneo : 

« Il nemico avendoci fornito finora le munì- 
<( zioni ce le fornirebbe ancora. Ventiquattr'ore di 
« viveri e ventiquattro di digiunOj saranno molto 
<( più ore che non ci sia mestieri. Questa sera, 
« se riescono i concerti fatti or ora, i^arà spezzata 
« la sua linea lungo i bastioni. Infine quando pur 
(( ci dovesse mancare il pane, meglio morir di 
a fame che di forca. » 

La gioventù effervescente al di fuori appog- 
gia il rifiato: onde Casati è costretto di rispon- 
dere a Radetzkv che V armistizio viene rifiutata 

«j 

(( in nome dei cittadini che attualmente si ado- 

« perano alla difesa della città, avendo il muni- 

« cipio un'autorità Zimita^a dalla forza delle cir- 

« costanze. » 

Usciti ì consoli apportatori del rifiuto, giunge 
in Milano il conte Enrico Martini legato di Carlo 
Alberto, proponendo V immediato ajuto deir eser- 



' — i8 — 

cito piemontese a patto della dedizione del paese 
a quel re. Cattaneo risponde 

« che il paese è dei cittadini, che tocca a loro 

<c a disporne ; che nessuno ha facoltà di darlo, 

« senza il voto, a chicchessia, e che non è qae- 

« sto il momento di chiamarli a siffatte votazio- 

« ni .... È necessario avere tutta Italia , e se 

« noi cominciamo a darci al Piemonte non potre- 

« mo aver con noi li altri Stati d' Italia .... Io 

« ho ferma credenza ohe dobbiamo chiamare alle 

« armi tutta V Italia ^ e fare una guerra di na- 

« zinne. » 

Il Consiglio di guerra tosto si raccoglie e dif- 
fonde il seguente proclama coi palloni aereostatici 
e per la città : 

« La città di Milano, per compiere la sua vit- 
« toria e cacciare per sempre al di là delle Alpi 
« il camune nemico, dimanda il soccorso di tutti, 
« ì popoli e princìpi italiani, e specialmente del 
« vicino e bellicoso Piemonte. » 

Il Martini, vista la perplessità di Casati^ si 
rivolge a Cattaneo onde componga un governo 
provvisorio per la dedizione e soggiunge : 



« Sa ella che non accade tutti i giorni di po- 
« ter prestare servigj di questa fatta ad un re ? » 

A cui Cattaneo : 

« È da molti secoli la prima volta che avviene 
a di poter movere a un solo fine e con un sola 
« sentimento tutti i popoli d'Italia: sì deve in- 
« vìtare tutta la nazione. Se ciò poi non riesce, 
« e Carlo Alberto resta il solo nostro alleato, e 
(K occupa coir esercito il paese, ne rimarrà natu- 
« Talmente padrone. » 

Pregato dal Martini gli riassume in una let- 
tera gli espressi sentimenti. 

« SIg. Conte Enrico Martini, 

« Dal Consiglio di guerra 21 marzo 1848. 

, « La città è dei combattenti, che V hanno con- 
« quistata. Non possiamo richiamarli dalle barricate 
« per deliberare. Noi battiamo notte e giorno le 
« campane per chiamare ajuto. Se il Piemonte ac- 
« corre generosamente, avrà la gratitudine dei 
« generosi d^ogni opinione. La parola gratitudine 
<c è la sola che possa far tacere la parola repub- 
a blica. Carlo Cattaneo. » 



— so- 
li Consiglio di Guerra vedendo immioente la 
trasformazione del Municipio in Governo provvi- 
sorio, divulga un proclama ove sta scritto : 

« Noi dimandiamo ad ogni città e ad ogni 
« terra d^ Italia una deputazione di iajoneUe, che 
<( venga a tenere un'assemblea armata ai piedi 
« delle Alpi, per fare V ultimo nostro concerto 
<( colli stranieri. » 

Il Conte Martini non potè uscire di città che 
quando fa libera. 

Coli' ardore del popolo cresce lo sgomento 
nella truppa. Toltone il palazzo del Genio, del Ge- 
neral Comando e la caserma di S. Francesco, gli 
Austriaci sono scacciati da tutto il circuito del 
Naviglio. II palazzo del Genio viene espugnato a 
punta dì bajonetta e son fatti 460 prigionieri. Vi 
muore glorioso Augusto Anfossi , e il popolano 
storpio Pasquale Sottocorno vi si cuopre di 
gloria. 

ir combattimento per la presa del General 
Comando dura micidiale sino a sera, sigillato dalla 
fuga del nemico. Cosi in ogni parte. 

Si apparecchia 1* assalto a Porta Tosa per rom- 
pere da quella parte le comunicazioni del nemico 
e scoanetterne la mole. Il popolo si stabilisce nel 
Conservatorio, e il suo fuoco s' incrocia con quello 



— 21 - 

degl'insorti al di là del bastione che resta semi- 
nato di cadaveri. 

Si apprestano dal Prof. Carnevali e dal Pittore 
Borgocarati barricate mobili e zappatori. Si fonde 
qualclie cannone, e si collocano tre spingarde: si 
prosciuga un acquedotto per comunicare fuori di 
città. Borgazzi dal di fuori dee cooperare air as- 
salto con migliaja di seguaci che trasse sotto \& 
mura da quella parte. Radetzky dà disposizioni 
per la ritirata da Milano. 

22 Marzo 5.^ Giornata 

All'alba il municipio emana un proclama nel 
quale dichiara di aver egli rifiutato l'armistizio 
ad istanza del popolo , di costituirsi in Governo 
Provvisorio reso necessario da circostanze impe- 
riose e dal voto dei combattenti, e di doversi de- 
cidere i destini della nazione a causa vinta. 

Il consiglio di guerra , anima e mente della 
lotta a cui diede unità, impulso, vigore, carattere 
nazionale e di assoluta indipendenza dall'Austria, 
si scioglie e gli si contrappone un Comitato di 
difesa. Però il patriottismo li trae entrambi a fon- 
dersi insieme componendo un Comitato di Guerra. 

Radetzky comincia le mosse per la ritirata; 
dairalto dei campanili ogni mossa è notata e im- 
mediatamente trasmessa al Comitato: il quale 
nell'istesso ment'^e che provvede al complesso 



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delle difese e delle offese, non trascura le mi« 
nule cautele: cura le armi, le barricate, le pol- 
veri, vigila ogni cosa che assicuri il trionfo. 

Le truppe nemiche dal confine piemontese ar- 
rivano intorno al Castello. I patriotti del di fuori 
danno la scalata a Porta Vigentina , che fallisce, 
Cattaneo sul mezzodì interrompe al nemico la li- 
nea tra Porta Ticinese e Porta Vercellina, costrin- 
gendolo a mutare i divisati ordini della ritirata. 
Ma intorno a Porta Tosa si raccoglie il maggior 
nerbo e il pia grande sforzo dei cittadini. Fu bat- 
taglia accanitissima d' un giorno intero; e per ben 
cinque volte assalitore il nemico viene ricacciato. 

(( Air Alba: Sono cinque buone ore che si corn- 
ee batte ai bastioni di Porla Tosa, ma le posizioni 
« sono presso a poco le stesse ; i cannoni conti- 
« nuano a trarre a mitraglia. Alle 1 una cinquan- 
<( lina di soldati seguiti da due carriaggi, partono 
« da Porta Tosa, dirigendosi a corsa verso P. 
<c Orientale. Verso le 40, si ripiglia Tassalto sotto 
<( le archibugiate e cannonate. Ore 12. A P. Tosa/ 
<( fuori, molti dei nostri battono fortemente ^ e i 
«militari fuggono precipitosi. Le barricate mobili 
« sono avanzate a tale che dair ultima finestra 
« degli edificj delFala sinistra sventola la bandiera 
c( tricolore; la cavalleria e la fanteria comiociano 
« a ritirarsi: ma una batteria appuntasi verso 



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« rOffanotrofiu e il Corso e vomita incessante- 
(i mente mitraglia e granate, e i nostri per un istan- 
« te pare cedano. Muojono Cazzaroini e Gius. Po« 
« l6tti^ Ore 12 1(4, il nemico ripara nel Dazio e 
« nelle case a mezzodì del Corso; due cannoni 
(( arrivati in sussidio al nemico obbligano i no- 
« stri a ritirarsi dalla posizione vantaggiosa che 
« occupavano. Ore 12 1(2. Molta truppa e sei 
« , pezzi di cannone sono arrivati da P. Orientale. 
« Ore 3, r attacco va rallentandosi per parte dei 
« nostri. La casa presso al Dazio coniiincia ad ar- 
ce dere; vi fa appiccato il fuoco dai cittadini, per- 
(( che in essa è il magazzino dei viveri e delle 
a cartuccie degli austriaci. Questi , indispettiti , 
« lavorano a colpi di cannone; ma i cittadini so- 
ft stengono l'assalto e van guadagnando terreno. 
« Alle 5 il fuoco si fa più vivo da una parte e 
((dall'altra. L'assalto e la difesa incalzano. 

« Ci uniamo un trenta. Chi ci comanda è 
« Manara : io banderaio; e Cernuschi rappresene 
« tante il Governo provvisorio. Di li a poco ar- 
ce riva mólta gente. Allora airassalto. Io mi metto 
« avanti; al mio fianco destro Manara collo squa- 
(( drone sfoderato ; alla sinistra Enrico Cernuschi, 
(( che incoraggia. Dietro a noi 30 uomini, dietro 
(( a questi 30 barricate, che già erano in moto 
(( verso il Dazio, in quel momento arrivano al 
« nemico sette pezzi da sei, inoltre; ma non ar- 
ce rivano a puntarli; e noi si va avanti. Arrivano 
(c le barricate mobili, più di mille dei nostri fanno 
« un fuoco terribile, di modo che restano dietro 
« ogni pianta da tre o quattro soldati morti. Apro lo 
a sportello del Dazio ch'era semichiuso, e fuori solo. 
(( M^'àvanzo fino alla circonvallazione. Li altri appio- 



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« cano il fuoco al Dazio; e con Manara ed altri arrl- 
« viamo fico al Pellegrino presso il Campo Santo. » 

Presa d' assalto la Porta, e aperta la prima 
comunicazione della città col di fuori, i vincitori 
rientrano con una moltitudine d' artnati. Scesala 
notte il maresciallo Radetzky disfatto dal POPOLO 
sgombra il castello, si ritira verso le fortezze e 
Milano è libera. 

L'esercito di Carlo Alberto passò il Ticinc^ il 
25 marzo, tre giorni dopo la vittoria del popolo. 

Morti 414. — Cittadini 14. ~ Donne 28. — 
Ragazzi 9, — Popolani 363. — Nessun patrizio. (*) 

S'ignora il numero di molti morti in Castello, 
dei quali non si rinveonero i cadaveri. 

Gli Austriaci perdettero 4000 uomini. 

Sopravvissero 5 a 400 Cannonieri. 

(*) Fu sparsa la voce in Italia, e trova fede tuttora, 
cliQ i Patrizj milanesi abbiauo contribuito al trionfo 
della rivoluzione, spendendo con cesarea munificenza 
enormi somme di denaro. Bugia. 

Ecco la verità. Prima della insurrezione stimolati è 
incalzati dai membri della giovine democrazìa di Milano 
che divise col popolo i primi onori delle cinque giornate ^ 
ì patrizj milanesi, la parte liberale, ricchi di cento mi- 
lioni di patrimonio, diedero a spizzico SETTEMILA LIRE 
IN TUTTO. 

Durante le cinque giornate non un soldo. 

Il Comitato di guerra non ha ricevuto che tremila 
lire regalate dall' ingegnere Filippo Alfieri nella, notte 
della seconda Giornata. Se ne ha formale dichiarazione di 
Enrico Cernuschi e di Carlo Cattaneo membri del Con- 
siglio di guerra. (Vedi Archivio triennale^ Voi. II, pag.i04). 

Firenze, 22t marzo 1863. — Tip. Garibaldi, dir. da L . Ricci.